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martedì 29 ottobre 2013

Regine, principesse e sguattere del pop

Dopo essere riemersi dallo tsunami di polemiche che ha accompagnato l'ultima uscita di Robin Thicke ed essere rimasti a bocca aperta per l'ultimo, favoloso secondo me, lavoro dei Daft Punk ci sono stati altri fenomeni interessanti intorno a questa estate 2013 in ambito musicale.

Non voglio dilungarmi su una domanda come "Ma che cazzo ha fatto Pharrell in questi ultimi 10 anni?", ma che potrebbe essere un buon argomento di discussione, quindi ecco il fenomeno interessante di cui parlavo 3 righe fa: per quanto riguarda regine, principesse, contesse e sguattere del pop, l'estate 2013 è stato l'anno della rinascita.

Vado in ordine cronologico.



KATY PERRY - ROAR



In questi ultimi due giorni l'ho sentita in radio almeno quattro volte e devo dire che è ancora un ottimo risultato, visto che il singolo è uscito il 12 agosto. Per questo motivo vince il titolo di "Tormentone di fine estate" nella mia personale classifica (quello di inizio estate è Get Lucky, Daft Punk. Lo segnalo per completezza).

Roar è una specie di punto panoramico tipo terrazza di Basilea o sovrappasso della stazione Milano Certosa nel percorso musicale di Katy Perry. Ci sta dicendo che sta cambiando, come affronta il cambiamento e cosa potremmo aspettarci dal suo nuovo album (Prism, uscito tipo settimana scorsa). Fino a questo momento Katy aveva trito e ritrito i prodotti già sentiti in Teenage Dream, l'ultimo singolo era il surreale Wide Awake (maggio 2012). Roar è stato promosso con campagna promozionale all'insegna di Twitter, tra gli altri mezzi (con tanto di immancabile #Roar), e un video-lyrics basato tutto su uno scambio alla Whatsapp con le icone al posto delle parole che fa tanto ritardati.

Katy Perry era abituata a stupire con parrucche colorate (California Gurls), travestimenti divertenti (Last Friday Night) o apparecchiature strambe alla Lady Gaga (il reggiseno-spara botti di Firework). In Roar la prima novità è già il fatto che lei abbia un look naturale, ovvero senza parrucche, vestita in modo piuttosto sobrio rispetto a video precedenti. L'unica pecca è quel triplo strato di fondotinta, se le facessero i primi piani alla Sergio Leone riusciremmo a leggere Maybelline in fronte, ma è comunque un look più naturale rispetto a lavori precedenti. 
A occhi inesperti sembra che abbia in faccia solo "Un po' di colore e del nero sugli occhi" [cit.]




Sul testo niente da sottolineare, un altro brano che punta alla rinascita personale, alla rivalsa su chi ci ha sempre buttato giù e sul fatto che abbiamo la forza per rialzarci e tante altre belle cose che potremmo trovare solo in altri testi di Katy Perry o nelle canzoni dell'oratorio. Anche gli spezzoni divertenti rientrano nel classico. 
Esperienza personale? Senza dubbio, il divorzio da Russel Brand è ancora un argomento scottante, ma certo che se vai a sposarti un tizio come Brand non puoi aspettarti di prendere il the alle cinque e passare le domeniche pomeriggio sul divano a vedere Quo Vadis?

Il travestimento da regina della giungla è fenomenale e ha contribuito ad aumentare le visualizzazione su Vevo, vuoi per le ragazze che rimangono meravigliate dal suo fisico, vuoi per i ragazzi "Sono qui solo per vederle le tette" (che meritano davvero, tra l'altro).

Roar è spiritosa, colorata, un inno che può essere perfetto sia per una squadra amatoriale di pallavolo, facile anche da ricordare con animali buffi come la scimmia cappuccino tipo Barbossa dei Pirati dei Caraibi.

Katy Perry è stata un'araba fenice in questo 2013? Assolutamente sì.



LADY GAGA - APPLAUSE



Dall'uscita di Marry the night (novembre 2011) a questo Applause (12 agosto 2013, ancora), Lady Gaga ne ha passate di tutti i colori: tour annullati, operazioni all'anca, album rimandato, ruolo nell'ultimo film di Robert Rodriguez, rischio di finire nel dimenticatoio se non fosse stato per qualche coup de théâtre.

Premessa: non amo particolarmente il suo genere, però è brava in quello che fa. Decisamente brava.

Molti la davano già per spacciata e vedevano la partecipazione in Machete Kills come una via di fuga alla Justin Timberlake. La mia carriera musicale è finita, faccio quello che hanno fatto altri prima di me: mi do al cinema (o viceversa).

Ed è qui che arriva Applause, primo singolo del terzo album (ARTPOP, esce a novembre).
A differenza di Roar deve essere ascoltato almeno un paio di volte prima di essere davvero apprezzato, anzi, la prima volta che si ascolta non è neanche così bello.

Anche come testi siamo sulla riva opposta rispetto a Roar: Lady Gaga ha sì molto di autobiografico, ma non è l'autobiografico per il sociale di Katy Perry. Applause è una dichiarazione d'amore verso l'attenzione, il successo e verso i suoi fan, condita da tutti quegli elementi visivi che rendono unici i video di Lady Gaga. Non è un testo in cui puoi rispecchiarti, non ti infonde fiducia o forza

E poi bisogna ammetterlo: quel video è un'esperienza mistica.
Già dopo averlo visto una volta si capisce che è più vicino a un lavoro come Bad Romance o Alejandro piuttosto che Judas. Non che mi dispiaccia, sia chiaro, ma in Judas c'era pur sempre Norman Reedus.

Inoltre è uno dei pochissimi video che rispetta il brano e non aggiunge scene extra, un video di 3 minuti e mezzo per una canzone di 3 minuti e mezzo, non ci troviamo davanti a un'epopea come Telephone (9 minuti) o un brano diluito come Born this Way. E' significativo questo dato, perché vuol dire che il brano è perfetto così, senza fronzoli visivi.




E di fronzoli ne ha: citazioni di Botticelli, Pierrot, Janet Jackson (il reggiseno a forma di mano), Marilyn Monroe. C'è anche molta, molta autobiografia: Gaga mora che balla (gli esordi) o che sfila sollevando la gamba di un manichino (l'operazione all'anca). E qui, ancora come Katy Perry, si mostra molto più al naturale del solito e per "naturale" intendo davvero senza trucco. 

Lady Gaga è stata un'araba fenice in questo 2013? Ovvio.
Pochi giorni dopo l'uscita del video, Youtube è stato sommerso di parodie e prese in giro. E se c'è una parodia vuol dire che il prodotto ha avuto successo.



MILEY CYRUS - WRECKING BALL




Mh. 
Cominciamo da una domanda semplice: avete mai sentito (o anche solo sentito parlare) di Who owns my heart? Ricordatevi la risposta un momento.

Sono passati pochi giorni dal tornado degli MTV Video Music Awards, quando Miley Cyrus ha duettato con Robin Thicke strusciandogli il sedere sul pacco e mimando amplessi con un guanto di gomma.
L'atmosfera si era già surriscaldata con l'uscita di We can't stop (giugno 2013) che aveva bloccato in gola una serie di mugugni e proteste, tipo salatino del Despar che si pianta nell'esofago: i VMA sono stati il colpo di tosse secco che libera del suddetto salatino.

Nella tempesta mediatica che si è creata e che ha continuato a imperversare per il mese successivo era il momento perfetto per lanciare il nuovo singolo e promuovere il nuovo album Bangerz (uscito a inizio mese).

Io personalmente come discografia post Hannah Montana mi ero fermata a Can't be tamed, tipico inno adolescenziale con tanto di testo ribelle e ali nere nel video, e quell'inno da festicciola nel campo scout cattolico che era Party in the U.S.A.

Torniamo alla domanda di sopra: Who owns my heart.
Mai sentito?
Se la risposta è no allora è chiaro tutta l'evoluzione di Miley da We can't stop a ora. Who owns my heart (ottobre 2010) è stato il primo vero tentativo di togliersi l'etichetta Disney di dosso. Il fatto che nessuno ne abbia parlato come ne stiamo parlando ora dimostra solo che Miley non aveva osato abbastanza: l'atteggiamento da gatta in calore, le gambe nude, la discoteca affollata dove si strusciava con altre ragazze... non è stato abbastanza.
Vedevamo ancora Hannah Montana che "affronta una fase".
Poi c'è stato We can't stop, un testo spensierato accompagnato da un video ribelle, mentre Miley sculacciava le ballerine o mostrava il sedere fasciato nei leggins bianchi era come se dicesse: "Ora capite che NON è una fase?"

Ed eccoci a Wrecking Ball.
Comincio dalla parte più semplice: il testo. Molto, molto autobiografico, è stata appena mollata dal fratello di Thor (aka uno degli angoli del ménage à trois di Hunger Games) e Miley c'è rimasta davvero di merda. 

Anche io ci rimarrei di merda a essere piantata da Liam Hemsworth, sinceramente. 
Ma io con le rime non vado al di là di tradita-margherita o dolore-malore.
Il testo di Wrecking Ball è bello, è anni luce avanti alle lamentele quotidiane di una diciannovenne, è più profondo di quello che ci aspetteremmo da una che chiama "twerk" un semplice sculettare piegata a 90.



Poi è arrivato il video. Miley stava cavalcando l'onda dell'artista trasgressiva e non poteva deludere: il twerk non era più l'asso nella manica, basta cambiare i riferimenti sessuali, lasciare comunque un abbigliamento minimo per non distrarre, et voila.
Leccare un martello, ballare nuda su una palla da demolizione, limonarsi una catena e piccoli accorgimenti tipo mostrare il buco del culo quando il testo dice I just wanted you to let me in.
Non te lo volevo dire, Miley, ma è tardi ora proporre l'anal per salvare il rapporto. Ciò non toglie che non basta mettere un nome famoso per rendere una minchiata pazzesca "arte".

L'effetto inquietante dei primissimi piani a inizio video è dovuto anche all'uso delle circle lenses (http://en.wikipedia.org/wiki/Circle_contact_lens), come mi è stato indicato da un'esperta in materia che si ha fatto un salto dopo aver visto questa scena alle 7.10 di sabato mattina.

Miley Cyrus è un'araba fenice in questo 2013? Ni.
Lo è perché i testi sono più maturi, più belli e più godibili di quelli puramente adolescenziali in Can't be tamed. Bangerz è un bell'album.
Non lo è perché 3/4 della popolazione mondiale, visto che a un certo punto la copertura di notizie su Miley Cyrus era totale, sembra la classica mignottina spuntata dal nulla quest'anno. E pochi perderanno tempo ad ascoltare un'altra delle sue canzoni, figuriamoci un album intero.


BRITNEY SPEARS - WORK B**CH!



E' dai tempi dell'intro di Gimme more che Britney se la prende con una fantomatica "Bitch": prima le dice di stare attenta, ora le da consigli su come avere successo nella vita dall'alto di un video che alterna coreografie in mezzo al deserto, scene di sadomaso soft e macchine da corsa.

Britney è tornata, ma è tornata davvero.
Non come con Scream & Shout  che ci ha fracassato le palle lo scorso inverno, dove ogni tanto spuntava un It's Britney, bitch!, ma veniva sommerso dalla musica a palla che poteva concepire solo uno che aveva scritto l'odiosa My hump.
E non conto neppure Oh la la, un brano per la colonna sonora dei Puffi. Cioè, Britney Spears e i Puffi.

Il testo non è nulla di che, piuttosto semplice. Dalla Britney adolescente che si lamentava della pressione del mondo che la circondava in pezzi come I'm not a girl... not yet a woman o alle prese con i classici problemi da quattordicenni di Oops I did it again! ora abbiamo una Britney mamma-chioccia che ci dice senza mezzi termini: vuoi una bella casa? Una macchina costosa? Allora lavora, stronza.

La cover del singolo fa abbastanza pena: è photoshoppata talmente male che Britney, con un boa di struzzo azzurro, sembra un transessuale con le tette rifatte malissimo che si è appena sparata una striscia E una pera nel bagno pubblico di Molino Dorino.

Il video no, nel video torna la Principessa del Pop biondissima e sensuale. La coreografia è piuttosto semplice, ben lontana dai fasti di Overprotected, ma stava già abituandoci a video senza grandi danze e magheggi vari (vedi I wanna go del 2011). Ormai da un paio d'anni a questa parte la regina della coreografia è Lady Gaga, non ci piove. Ottimi trucchi comunque, tra scelta dei costumi, degli ambienti, delle ballerine cesse da mettersi accanto nei primi piani.

Nel settembre 2013, Britney Spears sforna, a mio avviso, una delle migliori canzoni motivazionali dell'anno. Ascoltiamo Katy Perry quando abbiamo bisogno di una spinta sul piano personale, ascoltiamo Work B**ch! in palestra (cioè, ascoltate), durante gli esercizi di aerobica (ancora decisamente ascoltate) o fuori a correre ("ascoltiamo" iniziale non era decisamente un plurale maiestatis, per quanto mi riguarda era plurale poltronis).



E va bene, la scena di Britney che tiene al guinzaglio alcune ballerine vestite da gatte ricorda molto Beyoncé in Who run the world? con due iene.
Non l'ha copiato. O forse sì, ma non per carenza di idee, per un riferimento, per prenderla in giro, perché avanzavano guinzagli, che ne so. Alla fine non sono nella testa di Britney per dare una ragione valida a questa scelta, ma posso spiegare perché le accuse di plagio (per una singola scena poi) è una gran vaccata: ha fatto tutto un video con elementi di sadomaso. Collare e guinzaglio sono perfettamente adatti al contesto, Beyoncé non ha la proprietà intellettuale del gesto con tanto di brevetto e se proprio vogliamo essere puntigliosi Beyoncé stessa in quella scena ha le scarpe di Lady Gaga in Bad Romance.

Anzi, per completare il discorso dico che Work Bi**ch!  e Who run the world? hanno lo stesso tema, ovvero spronare le donne a fare (e non dare) del loro meglio. Ovviamente il messaggio viene presentato in modo diverso, ma quello è: se lavori duramente (Now get to work, bitch!) potrai un giorno arrivare in alto (Who run the world? Girls!). Diciamo che tra i due messaggi preferisco quello diretto di Britney a quello romantico-ma-spacco-i-culi di Beyoncé, ma i tempi di Bootylicious e delle Destiny's Child sono passati e Beyoncé ora ha altri standard da rispettare.

Intanto Work Bi**ch! ha scalzato Wrecking ball dalla testa delle classifiche statunitensi due ore dopo la pubblicazione.

Britney Spears è un'araba fenice in questo 2013? Minchia se lo è.

[Bonus]

RIHANNA - POUR IT UP
(video, il singolo è uscito a gennaio)



Rihanna adora i culi.


Ma almeno ha capito cos'è il twerk.

mercoledì 4 settembre 2013

A Copenhagen ho scoperto la bubblegum dance

Come Eurovision ci ricorda ogni anno, l'Europa pullula di musica e band meritevoli, come pullula di trashate assurde che possono eguagliare Sabrina Salerno ai tempi di Boys. Anche l'Italia ha avuto la sua bella dose di eurotrash, esplosa intorno agli anni Ottanta, per poi placarsi intorno ai Novanta e diluirsi in quella marea di novità (e amenità) musicali che hanno concluso il secolo.

Il nord Europa in quanto a eurotrash non scherza.
Non importa se nel 2011 ha vinto un norvegese, nel 2012 uno svedese e nel 2013 una danese (con gli islandesi sempre classificati per le semifinali), le recenti vittorie non possono mascherare una storia musicale costellata di band così trash da superare i confini nazionali quando ancora Internet era un lontano miraggio. Adesso guardiamo a est per trovare la musica di cui ridere (vedi PSY), ma prima bastava guardare a nord.
Ma spesso io non ricollegavo il paese alla band, ascoltavo e basta, canticchiavo e non capivo. Per questo non era un problema cantare ad alta voce quando passava su MTV Boom, boom, boom dei Vengaboys (olandesi).

Nel tornare a casa settimana scorsa ho toccato tutti gli stati della Scandinavia (tranne la Norvegia) e, musicalmente parlando, ecco un veloce resoconto dell'eurotrash nordeuropeo maturato durante le 9 ore di scalo all'aeroporto di Copenhagen.




DANIMARCA


Era il 1997, avevo 7 anni, e quell'anno non c'era una persona che non conoscesse Barbie Girl.
Non capivo niente di quello che diceva, ma mi sembrava abbastanza orecchiabile da cantare a squarciagola ovunque per gioia dei miei.

Qualche mese dopo è seguito un album intero di canzoni di questa ragazza con la vocetta acuta e del pelato col vocione che la interrompeva per dire una frasetta. Video divertenti con le bambole, i pirati (My oh my), gli esploratori (Doctor Jones), alieni (Lollipop) e poi qualche pezzo "serio" a dimostrazione che, in fondo in fondo, questo gruppo di Copenhagen non era formato da cazzoni che facevano facce buffe e si vestivano in modo strano. Roses are red e Turn back time (inserita anche nel film Sliding Doors, tutt'altro che comico) sono riuscite nell'intento. 

Anni dopo, nella smania di catalogare tutto, questo genere musicale ha preso il nome di bubblegum dance, sottogenere dell'eurodance, che guarda caso ha origine proprio in Danimarca. I requisiti di questo genere sono testi scherzosi, infantili con alternanza di una voce femminile quasi da bambina e una maschile più bassa. Nei suoi 44 minuti Aquarium è il manifesto di questo genere e gli Aqua ne sono i rappresentati più riusciti.

Tre anni dopo gli anni d'oro dell'eurodance erano al tramonto e gli Aqua hanno deciso di approfittarne per svoltare verso qualcosa di più maturo: pubblicano Aquarius. 
Bell'album, ma il pubblico che si aspettava un'altra vagonata di canzoni sceme rimane a bocca asciutta e deluso (così come con Gentleman di PSY "Ma non è divertente come quella prima" o il passaggio di Miley Cyrus da Best of both worlds a We can't stop). Dato che, come al solito, ignorare l'album era troppo difficile, il gruppo è stato subissato di "MA NOI VOLEVAMO BARBIE GIRL!" o "VOGLIAMO I VECCHI AQUA". Ma alla fine non puoi basare l'intera carriera a cantare vestito da pirata, così il gruppo raccoglie la sua fama mondiale, qualche complimento per la maturità del nuovo album e si scioglie.

Tutti e quattro i componenti si buttano nella carriera solista, ma l'unica che riesce a uscire dai confini scandinavi è la cantante, Lene, che per togliersi l'immagine di idolo dei bambini si reinventa in una carrellata di ruoli diversi (segretaria porca, infermiera porca, ballerina porca, ballerina porca in latex) in un video di 3 minuti:



It's your duty (to shake that booty) se la ricordano tutti solo perché c'è la tizia di Barbie Girl che fa la mignotta. Poi il silenzio.

Gli Aqua son tornati insieme (pare), il terzo album non se l'è cagato nessuno e ora Barbie Girl la suonano ancora in qualche revival anni Novanta, nelle discoteche al porto di Trieste, in Olanda, in Giappone e al duty free dell'aeroporto di Copenhagen.



Altro prodotto della bubbelgum dance danese sono stati i Cartoons. Che erano vestiti peggio degli Aqua, ma tutti erano troppo impegnati a cantare Barbie Girl per ricordarseli.



PAESI BASSI

So che non è Scandinavia, ma già che si parla di eurodance e bubblegum dance non posso non includere loro:



Nel 1999 3 brani si litigavano la scena nelle classifiche serali: Blue degli Eiffel 65, Maria dei Blondie riemersi freschi dalla naftalina e Boom, boom, boom! dei Vengaboys. 

Per qualche strano motivo, questa canzone era uscita un anno prima, ma non se l'era filata nessuno. Complice il testo e la melodia orecchiabile s'è diffusa tanto quanto Barbie Girl e sfido chiunque a dire di non averla mai cantata. Il video poi era uno dei più espliciti in circolazione all'epoca con spogliarelliste, ballerine in topless, nightclub. Una vetrina su come il turista medio immagina Amsterdam e come effettivamente è Amsterdam, se ridotta a quella manciata di 3,4 viuzze della città vecchia.

C'è una differenza enorme però tra Barbie Girl e Boom, boom, boom: la prima, riascoltata 10 anni dopo, fa ancora ridere e fa venir voglia di cantarla, la seconda ti fa venire l'amaro in bocca. E' lo stesso effetto di quando da bambino non vedevi l'ora della puntata di Giochi senza frontiere, poi quando ne rivedi un episodio anni dopo dici "Occristo. Occristo". Ecco.
Boom boom boom è una di quelle canzoni per cui se vuoi avere un bel ricordo non devi ascoltarla a distanza di tempo. Neanche nella versione presentata al Festivalbar.

I Vengaboys nascono dall'equazione puramente olandese estate=Ibiza=divertimento. Solo a Ibiza puoi divertirti, nel resto del mondo puoi, ma non come a Ibiza. Niente è come Ibiza.
E il gruppo è un prodotto totalmente olandese, hanno tutto: Ibiza, integrazione (tutti i membri provengono da nazioni diverse), stampo eurodance pura degli anni Novanta (e in una nazione che tuttora butta Spice Girls e Oasis nelle serate ha un certo peso). Io penso che non ci sia mai stata una band più vicina alla dream band olandese come i Vengaboys.
Sì, ok, mancano canzoni decenti, ma era il 1998.

Un'ulteriore conferma che gli Aqua sono stati i sovrani assoluti della scena è che i Vengaboys dopo questa canzone sono scomparsi. Qualcuno si ricorderà We're going to Ibiza, i più fortunati anche Shalala La. Io, personalmente, oltre a Boom boom boom non vado.

Solita solfa: il gruppo è stato inghiottito in un buco nero intorno all'anno 2000 ed è riemerso senza che nessuno lo chiedesse qualche anno dopo, arrancando nel tentativo di uscire dai confini nazionali. 
Avete mai sentito Hot, hot, hot quest'anno? Se la risposta è no, vuol dire che non sono ancora usciti dal dimenticatoio.

Su youtube tempo fa girava un video in cui si vedeva il tizio che faceva il cowboy lavorare come stewart su un volo di linea.



SVEZIA




E chi se li scorda?

Il ricordo musicale che l'Europa aveva della Svezia erano gli ABBA e, di botto, nel 2000 si ritrova due nuovi gruppi che passano tipo tornado sulla scena continentale. Quelli seri, i The Ark (non credo basti una vita per scordarsi It takes a fool to remain sane) e poi quelli scemi, gli Alcazar.

Mentre la bubblegum dance era ormai tramontata, Barbie Girl rimaneva sulla bocca di tutti e in Europa si scatenava la corsa per diventare la band più idiota, questo trittico di personaggi avvolti nella carta stagnola sbaraglia tutti rispolverando una vecchia cover del 1979 ed eleggendola a tormentone assoluto del 2001 da 2 milioni e mezzo di copie vendute.

Apparizione al Festivalbar, 200 remix, uno dei video più strambi di quegli anni, gli Alcazar hanno capito che se non riesci a fare successo con un lavoro tuo, basta pescare nell'ignoto del panorama musicale e lavorarci. La stessa logica applicata da Haiducii con Dragonstea din tei, che non includo qui perché sennò devo addentrarmi nel peggio prodotto anche nell'est Europa: comunque sì, anche Dragonstea din tei è una cover. L'originale è una versione più finocchia del tizio che si aggira in una stanza d'albergo con una bionda che lo guarda.

Gli Alcazar fanno già parte di quella generazione Europop presa più sul serio, nonostante nel loro video d'esordio siano avvolti nel Domopak. Non so il motivo, davvero, non so perché gli Aqua sono stati presi per cazzoni patentati e agli Alcazar è stato perdonato il fatto che hanno smesso di fare i cazzoni già al singolo successivo.
Forse il periodo era diverso, forse Barbie Girl aveva iniziato un po' a rompere il cazzo ed era meglio non incentivare altre uscite simili, ma gli Alcazar già nel 2002 fanno intuire il nuovo corso degli eventi con Sexual Guarantee (un'altra cover): cazzoni, ma non troppo, divertenti, ma non troppo, abbastanza dance da far rimpiangere gli anni Novanta senza sfondare timpani con vocine acute e testi idioti.
La parte strana del successo di questo gruppo (che poi si è sciolto, riunito e sciolto di nuovo) è che i suoi più grandi successi sono cover di vecchie canzoni, tranne Ménage à trois (2003).

Poi di loro ho perso le tracce.



La mia gita in Svezia è stata ridotta a un pomeriggio in giro a Malmö e non posso non citare uno dei prodotti d'esportazione più di successo della città insieme a Ibrahimovic:



Credo che l'unico modo per capire e spiegare Gunther (ex modello e dal 2006 anche cantante) sia farsi un giro su youtube e vedersi la sua discografia. Ha quasi rappresentato la Svezia a Eurovision qualche anno fa, ma purtroppo il voto da casa è implacabile.

Ce ne accorgiamo anche quando la corona di miglior artista dell'estate 2013 è in ballottaggio tra Justin Bieber e One Direction.



ISLANDA

Nell'immaginario europeo, gli islandesi sono quella popolazione stramba che vive nel nord, mangiano carne di squalo putrefatta e a maggio buttano cocacola e mentos nei vulcani (2010 Eyjafjallajökull e 2011 Grimsvötn).

La scena musicale islandese invece è molto vivace, basta pensare che ha un numero esorbitante di musicisti se comparato al numero di abitanti. Nonostante questo non sono riuscita a trovare un artista o una band che eguagliasse quelle precedentemente citate sulla scala del trash. In senso lato, ma solo per questione di estetica, ci metterei Björk.



Che bon, 3/4 dei suoi video e delle sue apparizioni pubbliche devi vederle almeno due volte prima di provare a capirci qualcosa. E' davvero molto brava, ma non puoi rinchiuderla in un genere specifico.
Anni Novanta, anni Duemila nulla la spaventa e Björk continua per la sua strada come il prodotto di esportazione musicale islandese più famoso del mondo.

Poi in questi ultimi anni hanno iniziato a farsi spazio anche i Sigur Rós, attivi dal 1994, ma arrivati timidamente sul continente forse perché cantano in islandese e, ammettiamolo, non è la lingua più parlata e conosciuta al mondo. Prendete Colors of the wind di Pocahontas in islandese e a momenti non distinguete il GROWL dell'orso che esce dalla tana dalla voce di lei.

I Sigur Rós in Islanda sono eroi nazionali e uno dei brani rimasti più impressi è di sicuro Hoppipolla (Saltare nelle pozzanghere) dall'album Takk... (Grazie): la BBC si era innamorata di questo brano e lo riproponeva in continuazione, soprattutto in ambito sportivo. La consacrazione internazionale è arrivata quando Roger Federer l'ha usata per celebrale la vittoria a Wimbledon (2009) e come colonna sonora in alcuni film come Penelope.




Nei negozi di souvenir i cd dei Sigur Rós sono esposti accanto a quelli di un'altra band islandese nata di recente, Of Monsters and Men: hanno un solo album all'attivo, ma la loro missione è quella di svecchiare e rinnovare il panorama della musica islandese, fermo a Björk e Sigur Rós.

Tra i vari nomi islandesi emersi grazie a Eurovision, che in Italia non caga nessuno, ma nel resto d'Europa un po' sì, abbiamo Eyþór Ingi Gunnlaugsson: la sua Ég á líf (Ho una vita) è arrivata 17° a Eurovision 2013, gli spettatori lo ricorderanno di più per la sua vaga somiglianza a Thor dopo il pranzo di Natale dato che la sua canzone sembra unire i balletti dell'oratorio a un brano scartato per la colonna sonora del Re Leone.
Il video, dove Eyþór appare in persona scrutando il mare con la sua voce in sottofondo è una delle cose più islandesi che mi sia capitato di vedere ultimamente, dal cielo plumbeo al biondo col cappellino di lana.






L'ultimo nome che faccio per la musica islandese è Emiliana Torrini. Finalmente un nome che posso scrivere senza usare tasti extra della tastiera. Emiliana (padre italiano, madre islandese) è una star in Islanda dal 1994, dopo aver vinto un concorso di canto locale. Sette album all'attivo, di cui tre esclusivamente per il mercato islandese, numerose collaborazioni con artisti internazionali, il suo nome comincia a farsi lentamente largo sul continente un paio d'anni fa, con il singolo Jungle Drum e dopo aver cantato un White Rabbit, un remake per la colonna sonora del film di Snyder Sucker Punch (2011). Ha anche partecipato alla colonna sonora del Signore degli Anelli, ma non se la ricorda nessuno.

Si capisce che l'estetica folle e colorata non è una prerogativa di Bjork, ma islandese. Jungle Drum non è stato un tormentone, piuttosto è uno di quei brani che forse hai sentito un paio di volte in radio o in qualche pubblicità. 
Dopotutto il 2009 è stato l'anno di Single Ladies.




Forse se proprio serve un gruppo islandese trash nel senso di "Queste sono le classiche canzoni che metterebbero solo il giovedì sera nelle discoteche di Trecate o agli autoscontri" allora sono i Gusgus, ma siamo già nell'house come genere.






L'argomento eurotrash è vasto e c'è talmente tanto materiale che si potebbe andare avanti ore solo su stati come Romania, Germania o Moldavia.
Magari tra una decina d'anni alcune insospettabili canzoni attuali saranno elevate a trashate dai posteri e allora scopriremo nuovi generi musicali come la bubblegum dance.

RAM dei Daft Punk è davvero un bell'album secondo me, ma non sarà Get Lucky che tornerà tra qualche anno nei revival degli anni Dieci, no, secondo me sarà questa:



In un video fresco fresco di settimana scorsa. E' solo un assaggio, l'originale dura quasi 6 minuti, ma hanno capito che la sentiremo così tante volte che hanno voluto fare un riassunto di quello che ci tartasserà nei prossimi revival. Tra qualche anno sarà difficile credere sia un brano del 2013.

I Daft Punk, per la cronaca, sono francesi. 
Io ho creduto per anni fossero inglesi, invece no. Francesi, come Bob Sinclair, i Noir Désir, Alizée e tanta altra bella gente. Anche la Francia merita uno spazio di discussione a parte. E la Spagna pure.


Sento che sto divagando e chiudo la carrellata con la regina dell'eurotrash italiano che non è Ivana Spagna, almeno non per me.



giovedì 20 giugno 2013

Nodding Donkey Blues

Giovedì, stazione di Sesto San Giovanni (MI).

Una mattinata afosa di giugno, una manciata di pendolari in attesa del treno per Milano passeggiano avanti e indietro sulla banchina, due chiacchierano, uno studia gli orari sul tabellone, una ragazza controlla il telefono, io cerco di capire se quella figura distorta nei vetri dall'altra parte del binario sono io o l'altra ragazza.

La figura fa una linguaccia. Ok, sono io.

A un certo punto sentiamo dei versi animaleschi provenire dalle scale che salgono dal sottopasso, una serie di pesanti sbuffi accompagnati da "Bllllaaarghhhh... azzooooo.... uffffffff..... aldoooooo...."
Ci voltiamo tutti, nessuno vuole perdersi l'ascesa del signore delle tenebre pronto a scatenare l'apocalisse a Milano non appena il treno (in ritardo) apparirà sul binario.

Me l'ero immaginato diversamente questo il signore delle tenebre. Non so, un paio di zoccoli, corna, denti a punta, metà uomo metà capra. Un po' come Dave Grohl in Tenacious D e il destino del rock.
Invece no. Quella che appare dalle scale sbonfando come un husky sul litorale ligure a Ferragosto è una donna, anzi no, una ragazza. 


Tipo
La prima cosa che nota, ovviamente, sono gli sguardi allibiti di almeno cinque persone che la fissano.
"Cazzo vuoi?" chiede tra un sospiro pesante e l'altro al più vicino, l'uomo che studiava il tabellone degli orari, che si volta subito, come tutti gli altri, tornando a guardare tutto fuorché la gentil donzella.
Si mette accanto all'altra ragazza.
"Blaaaaarrrgh", sputa, cerca qualcosa in borsa. Tira fuori il cellulare. "Caldo di merda, cazzo" commenta, mentre compone un numero. Ne approfitto (e vedo lo fa anche l'altra ragazza) per studiare il personaggio.

Perché è un personaggio.
Non è magra. Non è grassa, è enorme. (Nota: non conosco l'anamnesi della signorina in questione e non ce l'ho con chi è sovrappeso, ma la descrizione oggettiva è questa: ENORME).
Mi viene in mente una canzone degli Iron Maiden che adesso non riesco bene a identificare dove a un certo punto dice:

She was a big girl, she was big.
I mean she was big, she was fucking huge!


I capelli a caschetto neri, tirati indietro con un cerchietto, scoprivano il viso, enorme come il resto del corpo, da cui gocciolavano abbondantemente fondotinta, creme, fard e qualsiasi cosa si fosse messa in faccia quella mattina. Sotto lo strato di strutto, la pelle era piena di crateri.

Parla al telefono, esami universitari, colleghi stronzi, professori rincoglioniti. Cazzo, troia, cazzo, cazzo, merda, coglione.
Con l'altra mano fa dondolare la borsa avanti e indietro. Avrà sì e no 25 anni.
Chiude la telefonata. Annunciano il treno che arriva lentamente con i suoi 3 miseri vagoni. 
Io e l'altra ragazza ci avviciniamo alla stessa porta, poco lontano dalla progenie di Satana che sta ancora armeggiando col telefono. Mentre aspettiamo che il treno si fermi, la figlia del demonio borbotta un'altra serie di "Cazzo, merda, figa".

Il treno si ferma.
Prooooooooooot. Da dietro di noi arriva il suono del tipico reduce da fagiolata della domenica. Con la coda dell'occhio vedo la ragazza accanto a me che arriccia il naso e la sposa delle tenebre dietro di noi che borbotta al telefono.




Saliamo sul treno in silenzio. 4 posti vuoti, dove io e la mia compagna di viaggio ci buttiamo istintivamente, dietro di noi Bonjour finesse latra "Levati dal cazzo!" a un ragazzino che cercava di scendere e occupa i 4 dall'altra parte del corridoio. 
In quella parte di vagone siamo solo noi 3. A quel punto il treno parte.

She's the biggest girl, I'm gonna get there soon
Yeah, if you know what I mean.
Come si intitolava?

"Porca puttana, PORCA PUTTANAAAA!!"
Neanche un minuto dopo eravamo ancora voltate verso la progenie di Satana: aveva recuperato uno specchietto nella borsa e aveva notato lo scioglimento dell'affresco sulla sua faccia. Mugugnando un'altra serie di cazzo, merda, merda, minchia fruga nella borsa e, armandosi di una serie di cosmetici, si ripassa lo strutto. Fondotinta, un'altra passata, correttore, altro fondotinta, rossetto, lucidalabbra, mascara. 
Il treno salta sullo scambio, il mascara cola.
Bestemmia. "...ma porca troia schifosa"

La ragazza davanti a me mi guarda di sottecchi, io rispondo allo sguardo. "Manca poco" penso: "Manca poco, sono solo 10 minuti. C'è solo una fermata prima del capolinea, manca poco"

Greco Pirelli.
La figlia delle tenebre saluta la fermata sottolineando ulteriormente che è andata alla Sagra del Fagiolo qualche giorno fa, nel caso non l'avessimo capito, mentre finisce di mettersi il mascara.

Pochi secondi dopo, con una mossa degna di un'illusionista, cosmetici e borsetta dei cosmetici spariscono nella borsa, la borsa viene sistemata con cura sul sedile accanto al suo. Il ghigno malefico sparisce e appare un sorriso larghissimo che le illumina il viso. Per quanto una persona appena salita possa anche definirlo un bel sorriso, io temo stesse arrivando l'atto finale della partecipazione alla Sagra.

Invece qualcosa arriva, ma dal fondo vagone.
"Giulio!" cinguetta la regina delle tenebre. Cinguetta. La voce s'è alzata di un tono, il sorriso la illumina e le ciglia appena cosparse di mascara sbattono come ali di farfalla.
Giulio arranca nel corridoio del vagone, contromano rispetto al senso di marcia del treno, e le sorride timidamente prima di sedersi di fronte a lei. "Allora, come va?" chiede lui.
Lei ridacchia mettendosi una mano davanti alla bocca come una ragazzina: "Bene" risponde: "Ma che caldo però..."

La ragazza davanti a me trattiene un sorriso.
Devo distrarmi, altrimenti finisco anche io per scoppiare a ridere tanto la situazione è surreale. Pensa a qualcosa, pensa a qualcosa, pensa... a una canzone. Canzone, canzone, ieri ho letto una notizia su Bruce Dickinson, Bruce Dickinson, Iron Maiden, Iron Maiden...

Nodding Donkey Blues
Eccola, Nodding Donkey Blues. 1992

She's got legs... like an airship, 
She's got an ass... like a coaltip. urla Bruce nella mia testa.

La sua voce da ragazzina è più fastidiosa di quella da signora delle tenebre: parla in falsetto.
La ragazza davanti a me la guarda di sottecchi e sghignazza. La conversazione continua con lui che racconta dei ragazzini di ripetizioni e lei che lo ascolta annuendo e ridacchiando:
"Anche io ne ho 2, non li chiamo mai per nome" dice, passandosi la mano tra i capelli: "Uno lo chiamo testa di marmo, l'altro testa di c... di... insomma, testa di cazzo" abbassa il tono di voce per dire "Cazzo".
"Comunque" si affretta ad aggiungere, per coprire la parolaccia che le è sfuggita da quelle sensuali labbra cosparse di rossetto rosso fuoco: "Quando parlo con loro non li chiamo mai così"

La ragazza davanti a me fatica a trattenere una risata.

She's got tits... just like hot air balloons
and I mean the Hindenburg.

"Poi lo dico sempre anche al mio ragazzo, non si devono usare certe parole davanti a dei bambini, anche se sono proprio cogl... insomma, un po' indietro"
Giulio annuisce. La ragazza si morde le labbra.

She's got love when you want it, but she never lets go when you get it
You disappear inside, you're never seen again... lost forever!

Quanto manca a Porta Garibaldi? 5 minuti? No, treno, non piantarti in mezzo al nulla, vai.

La conversazione procede, ogni 3-4 parole lei inciampa su una parolaccia che deve trattenere. A un certo punto, esasperata, le sfugge un "minchia". Strabuzza gli occhi, si mette una mano davanti alla bocca e si scusa.
La ragazza davanti a me è alle lacrime ormai, con le labbra strette.

She had a brain like a sheep-dip.
She got love like a cesspit on her mind.

"Che poi adesso con questo caldo insopportabile non si riesce ad andare in giro. Insomma, io tengo un po' di decenza perché non sono in forma, con questi chili in più non posso di certo permettermi i pantaloni corti. Ma quando vedi in giro certe tr..rrrragazze con dei cu... fondoschiena enormi strizzati nei leggins mi viene da chiedermi dove ca...ehm, dove hanno lasciato la decenza. Fi...iiinsomma, ci vuole rispetto per te e per gli altri, ca... gli altri, sì, gli altri".

La ragazza mi guarda con gli occhi lucidi e si gira completamente verso il finestrino.
Io guardo per terra e arrivo alla conclusione che è bipolare. Trattenersi è comunque difficile.

She was a big girl,
she was big... 

Entriamo nel sottopasso di Porta Garibaldi e tiro un sospiro di sollievo. Quasi finita.
Ma la figlia del demonio non tace.
"... alcune volte credo che mio nonno non sappia come mi chiamo, c...avolo. è frustrante, mi fa... arrabbiare. Continua a usare il mio soprannome."
"Sì?" chiede Giulio. Ormai la sua voce è  un'interferenza che interrompe la marea di cazzate uscite in 10 minuti da quella bocca.
"Sì"
"E... come ti chiama?" Il treno rallenta, io sono pronta allo scatto
"Da quando avevo 7 anni che sono un po' in carne" cinguetta: "E lui... beh, ha coniato questo soprannome"
Il treno si è quasi fermato. L'altra ragazza si alza.
"...da quando avevo 7 anni che mi chiama Braciola"


...scusa?

Delirio.
...I mean she was big, she was... she was fucking huge!
ENORMOUS!

La ragazza scoppia a ridere fragorosamente e scatta verso le porte del treno, che si aprono in quel momento.
La coppia si gira. La figlia di Satana guarda prima lei che si allontana, poi me e vedo nei suoi occhi lo specchio dell'Inferno, oltre a del mascara colato sotto. Sorrido e mi alzo.

"Ma come  caz... si permette la gente?" sibila: "... e giudicare così. Pu... Maleducata, cafona che non è altro..."

Giulio, occhio che siamo in stazione e deve digerire la fagiolata.

Ooooooh, you could have sailed the Hindenburg through her legs and never even had landing permission! 

sabato 21 aprile 2012

We are the 80s

Non sono morta, avevo solo dimenticato la password e come si arrivava su blogger.

Festeggiamo la rinascita con buona musica anni Ottanta, cara compagna da molti mesi a questa parte con la regola "più è trash, meglio è". Risparmierei le orecchie altrui evitando Sabrina Salerno e la sua celeberrima hit Boys, facciamo qualcosa nella media, suvvia. Che tenga compagnia mentre riassetto questo posto dimenticato

martedì 16 agosto 2011

EVERYBODY WANTS SOOOOME!

Tutti a casa, tempo di svuotare le valigie, riabituarsi alla casa di nuovo piena di gente che va, viene, urla e cucina a orari regolari senza usare il microonde. Poi devo iniziare seriamente a pensare a Leiden e ai 6 mesi che verranno là.

martedì 2 agosto 2011

Evergreen della casa vuota

Da quasi una settimana mia madre sta cercando di convincermi (ma credo più di autoconvincersi) che mi mancheranno questi 10 giorni a Rodi Garganico, mentre io sarò a casa da sola col cane. La tecnica non funziona, così passa alle "mille e una raccomandazione", dal classico buttare la pattumiera al "dai da mangiare a quella povera bestia", come se si potesse ignorare 40kg di pelo che piange per avere attenzione fuori dalla finestra.

Alla fine quando le ho detto che manderò il cane a caccia e mi nutrirò di uccellini, lucertole, topi e tutto quello che il cane porterà a casa, cucinando nelle sue padelle mi ha mandato a quel paese ed è tornata a urlare contro le valigie.

Domani concerto-cover dei Van Halen sul tavolino del soggiorno suonando una scopa e cantando col dentifricio.