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domenica 20 gennaio 2013

Natale dove vuoi, Pasqua (2012) pure.

Per festeggiare il ritrovamento de blog la cosa migliore è parlare dell'ultimo pellegrinaggio italica. In terra straniera diventerebbe un po' lunghetto, io non ho la pazienza, 3/4 di chi legge viene sicuramente ammorbato ogni tanto nelle riunioni di amici e parenti da quello che è stato una volta in un posto lontano e sconosciuto (di solito Stati Uniti o Australia) e lo racconta come se ci avesse vissuto 6 anni.
Al massimo c'è stato due settimane con un tour guidato o con un'offertona di LastMinute. Non importa, si attaccherà a tutti i pretesti per uscire con frasi come "In *inserire meta* questa cosa non è tollerata" o "Quando sono andato in *inserire meta*..." o "Ti ho mai detto quando in *inserire meta*..."

Le regole del gioco sono semplici: qualsiasi destinazione sia più distante in linea d'aria di Portogruaro o, ancora meglio, fuori dai confini nazionali (il Canton Ticino, non so perché, non conta) diventa automaticamente quella specie di città/terra mitica che aspetta solo di essere esplorata da lui/lei, appena scesa all'aeroporto e fresca di litigio con assistenti di volo Ryanair sul prezzo dei profumi. Guai a dire una meta più lontana di quella appena citata.Guai. Più che altro perché la maggior parte delle volte l'Avventuriero non sa dove si trovi.
Una volta stavo ascoltando una di questi Avventurieri che pontificava su un edificio orrido visto l'estate prima a Sharm el Sheik (a proposito di mete esotiche, tutte da esplorare), talmente brutto che rovinava il panorama. Quando ho detto: "Dovresti vedere la Cattedrale di Reykjavik" mi ha guardata come se avessi appena ruttato. Ho abbassato il tiro: "La Sagrada Familia di Barcellona è molto bella però". Al che è seguito un cenno d'assenso e sul fatto che Barcellona è una bella città.
Non sono spocchiosa, solo che non raccontare le tue avventure di donna/uomo vissuto se hai fatto una settimana a Limito di Pioltello a combinarne di tutti i colori e torni convinto che nessun altro sia maturo quanto te e nessun'altra meta sia bella quanto quella che hai visto tu.

Basta, sto divagando.

Torniamo al punto di partenza: anche qui il tutto è stato mosso dall'olandese, più precisamente da una delle poche persone con cui ho mantenuto contatti più o meno regolari dopo il ritorno dal Belgio 2 anni fa e sono contenta di questo contatto, perché penso sia una delle persone che ho conosciuto negli ultimi anni con cui ho trovato più empatia in assoluto. Momento sentimentale concluso, non sbattetevi ad andare a prendere i fazzoletti rimasti sul tavolo della cucina, state pure tranquilli.

Dicevo, tutto è cominciato da un "Dobbiamo rivederci, è da fine Agosto che non ci si vede".
Io sono a Milano, lei è in trasferta-studi a Trieste.
"Città intermedia?"
Siamo studenti. Siamo squattrinati. Non siamo motorizzati, al massimo trenitalia dotati. Che culo!
"No, non val la pena. Perché non vieni qui a Trieste e poi giriamo un po', magari andiamo in Slovenia..." Era il 2 Aprile, Pasqua l'8.

Con scatto felino, il 3 avevo in mano i biglietti scontatissimi dei treni andata e ritorno Milano/Trieste, il 4 notte, tra gli urli di mia madre sul fatto che io e l'organizzazione siamo (e saremo sempre) due cose distinte e che uno sano di mente non può mettersi a fare la valigia la notte prima di partire, ho finito il bagaglio, il 5 nel primo pomeriggio ero già sul Frecciabianca.


Il treno è in assoluto il mio modo preferito di viaggiare, concilia il sonno meglio dell'aereo e puoi goderti panorami migliori di nuvole-nuvolette-sole accecante- tendina tirata giù dal vicino dell'aereo. Tutto questo non vale sulla Milano-Brescia. Mi sono riservata il posto nel salottino da 4 persone con tavolino. "Ma non dormire con la testa sul tavolino, sennò sembri una tossica!" le parole di mia madre mi hanno rovinato la pennichella dell'andata, inutile negarlo. Il mio tramezzino tonno-uovo e un Kinder Pinguì appena acquistati aspettavano con ansia di essere divorati, il mio stomaco bramava le scagliette di cocco sul Kinder Pinguì e io aspettavo la partenza per godermi un pasto da viaggiatore e mitigare la tristezza nell'attraversare stazioni come Lambrate o Segrate.

L'imprevisto è arrivato, nella forma e nei vocioni di tre grossi bresciani appena rientrati da Parigi che reincarnavano precisamente tutti i pregiudizi intorno al bresciano medio: lingua incomprensibile, grandi, grossi, caotici e... muratori. Muratori orgogliosi, che si illuminavano ogni qual volta appariva un pilastro della linea d'alta velocità ("Vedi? Quello l'abbiamo finito a dicembre!"), con la bocca piena di complimenti (credo) per il quartetto di finlandesi sedute nel tavolino accanto e di critiche per il soggiorno a Parigi appena concluso. Circondata da questi pittoreschi compagni di viaggio non riuscivo né a dormire (quello davanti a me sarà stato 2 metri per 200kg e DOVEVA per forza allungare le gambe), né a mangiare in pace (mangiate un panino davanti a 3 energumeni che hanno fatto solo colazione prima di partire dalla Francia e poi più nulla. Nulla!).

Di tutto il viaggio posso dire con sicurezza che Milano-Brescia è quello che sembra non finire mai, come la carta igienica. Quando sono scesi tutti e tre raccomandandomi di tener loro un posto per il prossimo viaggio tutti insieme, avevo talmente fame che mi sarei mangiata una finlandese. Poi mi sono ricordata del panino, che nel frattempo era scivolato in qualche anfratto del sedile e devo averlo divorato in modo anche piuttosto scenico, visto il cimitero di briciole sul tavolino e un paio di finlandesi perplesse che fingevano di guardare i pilastri incompleti della Brescia-Verona (piuttosto che le incantevoli montagne dal loro finestrino) quando in realtà stavano fissando la macchia di maionese che avevo sul naso.

La comitiva finlandese è scesa a Verona e, tranne un tizio che si è tirato in testa il bagaglio a Vicenza dando la colpa a 3/4 degli abitanti del Paradiso, è andato tutto bene.

Poi Mestre. La degradante stazione di passaggio, a un passo dalla poesia di Venezia, con la capacità di richiamare in sé la crème de la crème dei viaggiatori in arrivo da Venezia o che Venezia non l'hanno vista manco in cartolina. Il tempo di assistere a una rissa intraculturale tra un barbone italiano e uno africano e poi via sull'interregionale veloce per Trieste. Altre 2 ore e poi a destinazione!

Serata tranquilla, giornata successiva ad esplorare quel di Trieste che non avevo visto durante la mia visita-lampo un anno prima (ed era tanto quello che non avevo visto), intanto si discute sul cosa fare la sera e a Pasqua. La sera non c'erano problemi, osmizza poco ma sicuro (http://it.wikipedia.org/wiki/Osmizza) per far contento il colesterolo. Ma a Pasqua?



Piani ambiziosi di gioventù suggerirono inizialmente Belgrado, piani finanziari in rosso di studenti universitari reclamarono a gran voce che non era il caso. Graz? Lontana. Ljubiana? Pure.
Aspetta però che stasera ci si sfonda di salumi, domani c'è Immanuel Casto e abbiamo altro a cui pensare.

La mattina del 7 Aprile si apre uggiosa e cupa, ben diversa dalla giornata precedente, ma siamo forti e temerari, abbiamo il gusto dell'orrido, del brivido e del trash (in questo eccedo in modo particolare). Abbiamo un'auto, abbiamo un guidatore designato, abbiamo la compagnia e ora anche una destinazione: lasciamo alle spalle gli accenni di pioggia e bora a Trieste e ci avventuriamo alla volta di Pula (Pola in italiano), in Istria.

Ora, una piccola precisazione. I tempi in cui, nella biblioteca dell'hotel di Andalo, recitavo a memoria tutte le capitali europee a mio padre sono finiti: avevo 8 anni, un numero di Topolino (Paperino se ero fortunata a trovarlo in edicola) che doveva bastarmi 2 settimane, un mazzo da briscola e nient'altro. Dovevo pur trovarmi qualcosa da fare, oltre a rileggere le stesse storie di Paperino 300 volte, così sapere che Stoccolma era la capitale della Svezia e Kiev quella dell'Ucraina (manco sapevo dove fosse l'Ucraina) mi sembrava un passatempo valido. Tutto questo giro di parole per dire: la mia conoscenza geografia ora, comparata ad anni fa, è pessima.
Così un anno prima, la mia prima volta a Trieste, quando mi dissero "Andiamo a Capodistria" (Koper in sloveno) io, appena scesa da 5 ore di treno (e cambio a Mestre) mi ero chiesta: "Perché andare fino in fondo all'Istria?".

Koper è sulla costa slovena, appena fuori Trieste. Non in Istria. Non in Croazia. Pula è in Istria, ma neppure lei è nella punta dell'Istria. Premantura è la città che più si vicina al capo dell'Istria, non Capodistria (che per di più si scrive tutto attaccato) che è da tutt'altra parte e allora perché si chiama Capodistria se manco si trova in Istria, manco un capo è.

Insomma, dopo tutte queste riflessioni eravamo già a Dragonja, sul confine tra Slovenia e Croazia. I croati, che stranamente non hanno rotto come al solito al controllo documenti, ci hanno fatte passare in fretta e in un attimo sono stata gettata nella più completa disperazione dalla serie di doppi nomi italiani e croati diffusi in Istria: Porec è Parenzo, Novigrad è Cittanova, ma Nova Vas diventa Villanova. Troppi nomi per me.

Due ore d'auto eravamo a Pula e io avevo dimenticato tutta la confusione di nomi con una mezza dormita e la musica di un duo reggae francese, i Tyro (che consiglio caldamente).
Dopo un'affannosa ricerca dell'ostello, che si era rivelato più infrattato del previsto, eccoci per le strade di Pula.

Vedo grigio. Ovunque.

Pula, che è una città tipicamente estiva. E cosa succede alle città che vivono di turismo estivo in una giornata cupa in bassa stagione? Diventa come una di quelle ragazze che sei abituata a vedere truccatissime e perfette e quel giorno che escono senza un filo di trucco ti fanno fare un salto sulla sedia pensando di aver incontrato la gemella brutta appena uscita dallo sgabuzzino in cui ha passato una vita. Ergo: la città era incupita, spenta, con colori completamente diversi da quelli che si vedevano nelle cartoline, in foto scattate sotto un sole cocente con strade piene di tedeschi rossi come aragoste.

è anche una delle poche città della zona a vantare testimonianze concrete del passaggio dei romani, l'arena da cui si vede il mare, l'arco di trionfo, il tempio di Apollo, resti di colonne buttate nei parchi gioco, altre colonne adibite a panchine per barboni, la casa di Agrippina incastrata tra palazzi moderni su cui si affacciano balconi e signore che sbattono la tovaglia del pranzo... qui si sente lo spirito italiano: una grande eredità storica messa a cazzo di cane.

Dopo una scarpinata infinita, un pellegrinaggio nei bar, torniamo in ostello con la promessa di sfruttare almeno una mattina i costumi da bagno. Sì, proprio.
L'ostello era uno di quegli ibridi turistici che soprannomino per l'occasione "campello", una reception e un paio di camere in un vero edificio di mattoni e il resto in bungalow sparsi a caso in giardino, un po'affacciati sul mare, un po' su un inquietante bosco e il resto vicini alla tettoia della colazione. Il nostro """"appartamento"""", una rulotte senza ruote con 2 letti a castello e un bagno era la più remota: incastrata tra il bosco inquietante e la spiaggetta di sassi, lontano dal recinto della colazione. Per di più era chiusa da Agosto, appena aperta la porta è uscito un fetore che ricordava un po' una palude del Po, una pescheria di Genova e qualche pantegana particolarmente voncia dei canali di Venezia. Un po' tutto insieme. Ah, sentivo anche una punta di alghe del Naviglio nei pressi di Porta Romana.

In un attimo ci si abitua all'odore, o si sviene sul letto per il fetore, non so, la linea è molto sottile.
La mattina dopo non è I wanna rock dei Twisted Sister a svegliarmi, ma uno scroscio indecente proveniente dall'esterno. Il dormiveglia di primo grado mi suggerisce un attacco di zombie provenienti dal boschetto come in un film di Romero, di quelli sadici e affamati che si attaccano alle pareti e iniziano a graffiare.
Il dormiveglia di secondo grado sostiene invece fosse un qualcosa che bolliva sul fuoco.
Il dormiveglia di terzo grado (la veglia praticamente) mi dice: "Cretina, sta diluviando"

C'è qualcosa di più triste di una città pensata per il turismo estivo vista d'inverno? Sì, una città pensata per il turismo estivo vista fuori stagione su cui si sta abbattendo un diluvio universale. Queste città hanno la capacità, sotto la pioggia, di trasformare tutti i colori di cui sono dotate in estate in tonalità cupe, grigio e nero in prevalenza. Sembrava di vivere in un film degli anni Quaranta, pure l'acqua della spiaggetta, che ieri era verde-azzurra, oggi era verde-nera. I sassi? Grigio chiaro. Il bosco? Nero-verde. La colazione? Un festival di colori normali appestati dal grigio.

altro che 50, qui ne vedo 120 di sfumature di grigio

Prendi un po' di marmellatine, và, così non abbiamo problemi col pranzo.

Il viaggio di ritorno non è stato pittoresco come quello dell'andata, soprattutto perché ho dormito alla grande, aprendo un occhio ogni tanto per intravedere un cartello o sentire a che canzone eravamo arrivate con il cd dei Red Hot Chili Peppers (dite quello che volete, By the Way e Californication sono i migliori per i viaggi in macchina).

Pasqua tra cioccolatini, dormite e film serale. Poi il giorno dopo di nuovo treno e di nuovo casa. Prima di addormentarmi ho fatto in tempo a vedere Trieste allontanarsi ascoltando Sultan of Swing dei Dire Strait: adesso ogni volta che sento "We are the Sultans... we are the sultans of swing!" mi viene in mente l'immagine del castello di Miramare. Poi non ricordo altro, il treno era diretto fino a Milano, la seconda volta che ho aperto gli occhi ho letto "Lambrate" e sono letteralmente rotolata giù dal sedile, facendo spaventare la povera ragazza cinese davanti a me.

Naaah, i colori ci sono! Eccoli! Basta aver fiducia (e sole)


Volevo precisare che io non dormo, compio degli studi sul letargo umano. Un giorno le mie ricerche serviranno a qualcosa, tipo creare poggiatesta più comodi sui treni.

giovedì 8 dicembre 2011

2 mesi in breve

Ok, sono viva e vegeta, ogni tanto mi dimentico di avere un blog da aggiornare. Riassunto breve di Ottobre-Novembre:

OTTOBRE


- Primo esame dato, primo esame rifiutato: una soglia dell'80% delle risposte esatte per la sufficienza è sinceramente inumana, specie perché dopo aver superato la soglia della sufficienza si passa dal 6 all'8 per pochi scarti. Insomma, che diamine!

-Mollato definitivamente il corso di arte olandese. Non riuscivo più a sopportare un'insegnate che a ogni spalla nuda/abito trasparente/seno scoperto commentava: "Ecco, questa è decisamente pornografia". Ed eravamo ancora al rinascimento.

-Copenhagen. 4 italiani, un cipriota e una sudafricana vanno a Copenaghen approfittando dei prezzi stracciati della KLM e scontrandosi col vero clima autunnale del Nord Europa, mentre in Olanda si viaggiava ancora sui 15 gradi comodi.

-Bevute varie, oblii, stronzate di vario genere che piacciono tanto al mio fegato ormai debilitato.

NOVEMBRE
-Mese delle visite di amici! La mia situazione di eremitaggio, sola con il mio copriletto leopardato e un lampadario kitch con 2 lampadine su 5 ormai rotte, è stata ravvivata da un po' di atmosfera casalinga italiana, con chili di pasta per cena, cioccolato e litigate notturne per le coperte.

-Il mese più secco degli ultimi 50 anni: non ha piovuto. Che qui la pioggia è come la nebbia in Pianura Padana, una presenza costante, non del tutto apprezzata, ma ormai c'è e cosa ci dobbiamo fare? Il problema principale dell'Olanda è che non vive senza i suoi canali. Canali in secca= aprite le dighe, sennò non ce la caviamo più.


-Non è stato il mese delle piogge, ma quello della nebbia sì. Oddio, per me la nebbia a Novembre è normale come la marmellata sul pane, ma per altri italiani (da Napoli, Roma, Genova, Bologna ecc.) è un po' come la marmellata sulla pasta. Un paio di giorni di seria nebbia lombarda ci sono stati anche qua, ma niente di grave. Per me.

-Altre bevute varie e festicciole, il fegato chiede l'espatrio in un convitto.


DICEMBRE
-Barcellona. Sì, perché siamo italiani, ma quando ci offrono di andare a Barcellona dall'Olanda (3 ore di volo) accettiamo. Ramblas con decorazioni di Natale, Barceloneta in maniche corte e... furto di portafoglio e del suo intero contenuto sulla metropolitana di Plaça Catalunya. è sfortuna, sfiga, ma doveva capitare: chiudo l'anno dopo aver preso 10 volte l'aereo (sarebbero state 12 se fossi tornata a casa) e non avevo mai perso nulla in vita mia, c'è una volta per tutto.

-Mollo definitivamente il corso di esercizi di parlare/ascolto del livello intermedio, secondo me utili come uno scolapasta senza buchi. Specie quando lavori con cinesi che non hanno capito la differenza tra "l" e "m" o belgi francofoni che, pur studiando olandese da 15 anni, non sanno ancora fare una frase intera. Ergo: mi rimangono 3 grossi corsi, 3 bestie.

-Prima tempesta d'autunno! Da ieri Olanda e Belgio sono flagellate da vento forza 9, grandine, pioggia (eccola, quella che non è arrivata a Novembre) a fasi alterne, ovvero: 2 minuti di grandine, 3 di sole, 5 di vento, 10 di pioggia, 4 di grandine e via così.
Si capisce che c'è molto vento solo a vedere i gabbiani sospesi a mezz'aria, le anatre che non riescono a nuotare verso la loro meta e i ciclisti che vengono bloccati sui ponti, me compresa. Se scendessi in strada e aprissi l'ombrello atterrerei in Norvegia, ne sono certa.


Però la mattina alle 8 il cielo è questo:


Questo paese sa come farsi perdonare.

martedì 16 agosto 2011

EVERYBODY WANTS SOOOOME!

Tutti a casa, tempo di svuotare le valigie, riabituarsi alla casa di nuovo piena di gente che va, viene, urla e cucina a orari regolari senza usare il microonde. Poi devo iniziare seriamente a pensare a Leiden e ai 6 mesi che verranno là.

domenica 3 luglio 2011

Off to Leiden


29/06: fine della sessione estiva. Risultato: 3/18 arretrati. Bene, a casa a far la valigia!

30/06: arrivo a Leiden.
Spezzo una lancia a favore di Easyjet, che merita il titolo di compagnia low cost, nonostante abbia i prezzi più alti di Ryanair. Perché?
a) atterra in aeroporti grossi, seri e importanti. Per esempio Schipol (Amsterdam) e non Eindhoven, praticamente quasi in Belgio.
b) Sali, viaggi, scendi. Senza hostess che continuano a romperti le palle con lotterie, merci esentasse, avanti e indietro, avanti e indietro col carrello del cibo.

Amsterdam- Schipol, il più grande aeroporto d'Olanda collegato col resto delle città da una comoda ferrovia sotterranea (altro che pullman alla cavolo di Orio al Serio o all'evanescente Malpensa Express). Problema?
"Ci scusiamo, ma il treno per Leiden Centraal oggi è soppresso. Vi invitiamo a recarvi al binario 5 per prendere l'intercity per Den Haag Centraal".
Oh, ma allora anche all'estero esiste un treno soppresso!

Corri su, dov'è il binario 5? Ah, ecco! Ma 5a o 5b? Oddio, boh, segui la gente. Treno in arrivo. "Scusi, ferma a Leiden?" "Sì", ok bona. 10 minuti per studiarmi la mappa della città alla ricerca dell'ostello.

Leiden Centraal, due uscite: una
verso la città e una verso l'ospedale. Ho sempre fortuna in queste cose e, ignorando bellamente il cartello
"LEIDEN CENTRUM --->" mi fiondo dalla parte opposta. Ritornando indietro dopo qualche minuto pensando "Lo sapevo, lo sapevo che sbagliavo. Cos'è successo ad Hasselt? Ho camminato mezz'ora prima di accorgermi di andare dalla parte opposta! Che poba".

Ostello. è stato facile trovarlo, non per vantarmi, ma ho ancora un buon senso
dell'orientamento, specialmente quando mi muovo a piedi. Apre un ragazzo, portoghese, che non parla una parola di olandese. Noto una specie di gabbia di metallo intorno alla gamba e delle stampelle sul divano, nonché una sedia a rotelle vicino al computer: "Sono caduto dalle scale tempo fa e mi hanno appena operato". Ah, ecco. Check in, saluti vari, domande di rito, poi alla camera.
Al secondo piano.
2 rampe di scale.

Le scale olandesi non sono quelle italiane. Sono ripide come una rampa di garage e tendono a curvarsi alla fine, in modo tale che il tuo naso tocchi quei gradini avanti di 4-5 posizioni rispetto a quello che stai facendo. Quel povero cristo è stato fortunato ad essersi fracassato solo una gamba.


1/07: giorno dell'appuntamento con l'affittuaria.
Ora delle 16 c'è tempo, prima giro per la città.
Il portoghese mi ha fatto trovare un cestino con una colazion
e tipica: pane con semini, marmellata, un coltello per tagliare il pane che più che un coltello è un machete di 20cm, prosciutto e... un uovo. Come appena fatto. Ho evitato accuratamente l'uovo, ignorandone il senso (per bellezza? è sodo? Non mi fido a sbatterlo contro il lavandino) e mangiato il resto.

Però, insomma, non potevo dire di essere tranquilla, ecco. Avevo sempre quel pensiero tipo "E se si dimentica l'appuntamento? E se cambia idea?" Col risultato che vago come un fantasma per la città fino alle 3 del pomeriggio, poi non mi trattengo più: giù fino a Nieuwe Rijn, arrivando alla casa con un imbarazzante anticipo di mezz'ora.

Dai, fai la brava, aspetta almeno le 15.50.
Non riesco, non ci riesco. Mi avvicino alla porta e panico: ci sono almeno 20 campanelli.
E mò? Suono selvaggio o mi limito ad aspettare la prima risposta?
Oh, suvvia, ammettiamolo. Chiunque sarebbe in grado di pensare a una soluzione seria e
razionale in un momento di pace mentale; io non lo ero. La soluzione migliore è stata quella di pigiare finché non ho sentito qualcuno correre giù dalle scale. Soluzione infantile, ma in quel momento la mia testa era quella di un bambino di 5 anni la mattina di Natale.

1/07, 16.18: ho il contratto. Ho la casa. Ho un tetto sopra la testa da Agosto a Febbraio. Un tetto con un letto, un divano, un armadio, 2 scrivanie e la vista sul canale.
Le centinaia di mail inviate ai siti di affitti si sono risolti con una botta di culo immensa, la risposta di una ragazza a cui non avevo neppure scritto, ma che aveva ricevuto il mio indirizzo da una sua amica. Grazie Rosanne e grazie amica di Rosanne!

Ora ci si può concedere un giro rilassato per Leiden. E un giro di messaggi/chiamate per comunicare l'evento.
Al mio ritorno all'ostello il portoghese mi intercetta, mi presenta
il convivente e mi chiede se non ho mangiato l'uovo perché sono vegetariana. No, è un uovo crudo, diamine! Come faccio a mangiarlo?! Ha cercato di rifilarmi uova in qualsiasi salsa per 5 minuti (omelette, frittata, sodo, à la coque): magnatelo te l'uovo, miseria!


2/07: i 16 gradi e il vento continuo si fan sentire. Mi sveglio abbastanza tardi e col mal di testa
che mi fa ricordare di non aver portato neanche un'aspirina: non ho neanche voglia di uscire dal piumone (ebbene sì, a Luglio si dorme ancora col piumone in terra olandese). Esco dalla stanza e mi prendo la colazione che il portoghese mi prepara, fortunatamente questa volta senza l'uovo crudo e ancora intero.

Risultato? Mi riaddormento di botto e mi sveglio un paio d'ore dopo sentendo la sigla di Heidi (sì, Heidi ti sorridono i monti e le caprette ti fanno ciao). Nonostante apprezzi un paio di episodi di Heidi in olandese (anche se non capivo una ceppa di quello che diceva il nonno) stavo già meglio: tempo di un nuovo giretto per la città!

Al rientro vengo intercettata (di nuovo) dal portoghese che mi chiede a che ora partirò domani "Alle 8" "Oh, non saremo in casa, ci salutiamo ora. Ti porto su qualcosa che potrai mangiare domani".

Nel giro di 3 secondi si materializza il convivente con 2 tramezzini e una birra: intravedo il contenuto dei tramezzini, insalata, prosciutto, pomodori e... uovo (sodo). Alla fine è riuscito a rifilarmelo.
Infine, preparazione della valigia con sottofondo V per Vendetta in lingua originale coi sottotitoli olandese. Fantastico.


3/07: partenza da Eindhoven alle 14.15
Linea Leiden-Utrecht-Eindhoven: bloccata da lavori in corso
Linea Leiden-Amsterdam-Eindhoven: possibilità 1, ma il treno delle 8.20 ha 30 minuti di ritardo.
Linea Leiden-Den Haag-Rotterdam-Eindhoven: la più breve, 1 cambio e poi diretti in aeroporto.

Scendo a Den Haag per il cambio: il tempo di dare un'occhiata allo schermo delle partenze per vedere che la mia coincidenza per Venlo è saltata.
Non essere volgare, capita: nel tuo paese i treni sono in mano a Trenitalia, non ti lamentare di un treno soppresso.

Risali sul treno e scendi a Rotterdam, da là prosegui con quello successivo.
Problema: la stazione di Dordrecht è bloccata, collegata solo da pullman. Ohoh, io DEVO passare per Dordrecht.
Calma, non essere volgare, pensa a Trenitalia, pensa a Trenitalia.

Su sul treno per Utrecht, praticamente torna al punto di partenza visto che Utrecht e Leiden sono alla stessa altezza: ma almeno da qui il treno diretto per Eindhoven c'è, è puntuale, è sul binario giusto e arriva a destinazione addirittura con 2 minuti di anticipo.

L'aereo parte alle 14.15 e il gate chiude alle 13.40. E allora perché sono le 13.45 e sugli schermi non è ancora apparso nulla? Nel giro di qualche secondo mi ritrovo circondata da un gruppetto di altri italiani (una famiglia, una coppia tamarra di 30 anni e una coppia di fattoni) le cui capacità linguistiche sono un 3+ di inglese e un -10 di olandese.
Alla fine si scopre che i computer di Eindhoven sono andati in tilt e bisogna ascoltare solo gli annunci sonori: bella forza, in un aeroporto affollato.
Non essere volgare, al massimo... poco volgare, ecco.
Ad un certo punto, una hostess con una voce più brillante delle altre riesce a mandare il messaggio: "Imbarco per Milano Bergamo dal gate 4" (ore 14.10)

è bastato che una delle signore che fino a quel momento è rimasta lì nella piccola enclave di italiani che mi chiedevano di tradurre ogni minimo annuncio in olandese ("Cos'ha detto?" "Nulla, è per l'imbarco di Barcellona" "E ora?" "è ancora Barcellona...") dicesse "oh, ha detto 4, ha detto 4!" perché il gruppo si disperdesse e ognuno andasse per i fatti suoi, senza un minimo cenno di saluto. Oh beh, di nulla eh! Gli olandesi ti vedono spaesato su un treno e ti spiegano come arrivare a destinazione, gli italiani non ti ringraziano neppure dopo averti rotto le palle mezz'ora su "Ma perché non dicono nulla di Milano?!"
Ora puoi essere volgare, molto volgare.

Next stop in Leiden: Agosto, questa volta in compagnia, prima di rimanere su definitivamente.
Next stop in Malpensa: Palma di Maiorca.

Sì, esatto. Dopo mete tutto fuorché popolari e/o tipicamente estive come Budapest e Goteborg, Palma di Maiorca. Speriamo in bene, oh!

venerdì 10 giugno 2011

Promemoria #3

Organizzazione della settimana:


13/06: firmare il voto di linguistica inglese
14/06: esame di cultura inglese 2
15/06: esame finale di lingua olandese 2
16/06: ultimo esame di integrazione europea
17/06: niets

Bene, la prossima è la settimana peggiore e per fortuna l'ultima con 3 esami. Mi sono stupita oggi del fatto di non averne ancora rimandato/saltato uno, mentre l'anno scorso un paio erano già slittati a settembre.

Sto migliorando, incredibile!

Inutile dire che la parte migliore sarà quello di cultura inglese.
Punto 1: è orale
Punto 2: è una presentazione copiabile pari pari da wikipedia con l'unico vincolo che si tratti di un paese del Commonwealth.

La prof è una sola per tutto il corso e all'ultima prova ha detto: "Avrò 3 giorni per sentire tutto il secondo anno e non faranno che portarmi Australia, Nuova Zelanda, India e Canada".

Vorrei far notare che del Commonwealth delle Nazioni fanno parte ben 54 stati e nei miei sondaggi pre esame per vedere un po' come si sono orientati gli altri solo altre tre persone mi hanno detto di fare stati al di fuori di quelli sopracitati, ovvero Nigeria, Trinidad and Tobago e Bahamas. Suvvia, un po' di varietà: io ero indecisa tra Kiribati e St Kitts and Nevis, ho scelto l'ultimo perché mi sembrava un po' più serio di una manciata di atolli nel Pacifico.

Un ultimo problema è recuperare alcuni voti di esami fatti. Insomma, è una scuola piccola, tutti hanno le mail di tutti, tranne quelle di un prof che si rifiuta di lasciare qualsiasi recapito: ma dico, dove vivi, nell'Iperuranio?

mercoledì 25 maggio 2011

23 is niet genoeg voor mij

Oggi, 24 Maggio 2011, ho rifiutato per la prima volta un voto finale di un esame ( lettura di un testo in inglese e traduzione simultanea in italiano nobilitata con il nome di "traduzione a vista").

Potrò ridare quest'esame solo a settembre quando, si spera, sarò già su a Leida in Erasmus. Si spera.

Ora, a prima vista uno potrebbe pensare: "Perché rifiutare il voto andandosi a ingolfare in date assurde, sapendo già che non prenderai mai un aereo dall'Olanda per tornare e fare un esame di cinque minuti? E che questo slitterà, pensando positivo, a febbraio se non a giugno 2012?" Questione di orgoglio di non scendere al di sotto di quella "soglia 25" che ci si era imposti? O solo gusto sadico di complicarsi la vita alla ricerca di inutili bagarre?

Ah, vero, non devo usare "bagarre". Non sono Guido Meda.

In ogni caso, quell'esame l'ho dato e quel voto non c'è, per mia scelta personale, sul libretto. E devo dire che non mi dispiace affatto :D